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michele strogoff

del convoglio, ma poco era mancato che esso, uscendo dalle rotaje, fosse precipitato dall’alto della ghiajata in una frana. Ci fu un’ora di ritardo; finalmente, sgombrata la via, il convoglio riprese le mosse, ed all’una e mezza pomeridiane giunse alla stazione di Nijni-Novgorod.

Prima che nessuno avesse potuto scendere dai vagoni, gl’ispettori di polizia si presentarono alle portiere per esaminare i viaggiatori.

Michele Strogoff mostrò il suo podarosna, fatto in nome di Nicola Korpanoff. Dunque nessuna difficoltà.

Quanto agli altri viaggiatori dello scompartimento, diretti tutti a Nijni-Novgorod, nessuno parve sospetto, fortunatamente per essi.

La giovinetta presentò non solo il passaporto, perchè non è richiesto in Russia, ma un permesso d’un’impronta speciale e che sembrava di natura tutta propria.

L’ispettore lo lesse attentamente, e dopo aver esaminato colei di cui dava i connotati, disse:

— Tu sei di Riga?

— Sì, rispose la giovinetta.

— Tu vai ad Irkutsk?

— Sì.

— Per qual strada?

— Per la via di Perm.

— Bene, rispose l’ispettore. Bada a far vidimare il tuo permesso nella casa di polizia di Nijni-Novgorod.

La giovinetta s’inchinò in atto di affermazione.

Udendo queste domande e queste risposte, Michele Strogoff provò insieme un sentimento di meraviglia e di pietà. Come! una giovinetta sola, in viaggio per la lontana Siberia, e ciò quando