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da acapulco a cigualan


Gli Spagnuoli non ricevettero in questo villaggio un’accoglienza molto festosa; gli Indiani riconoscendo in essi gli antichi oppressori, si mostrarono poco disposti ad esser loro utili.

D’altra parte, prima di essi, altri due viaggiatori avevano attraversato il villaggio e fatto man bassa sui pochi cibi disponibili.

Il luogotenente ed il gabbiere non badarono gran fatto a questo particolare, che, del resto, nulla aveva di straordinario.

Martinez e Josè si ripararono dunque sotto una specie di capanna, e prepararono per il loro pasto una testa di montone cotta in istufato. Scavarono una buca nel suolo, e dopo d’averla empita di legna accesa e di ciottoli adatti a conservare il calore, lasciarono consumare le materie combustili; poi sulle ceneri ardenti deposero, senza alcuna preparazione, la carne, circondata di foglie aromatiche, e ricoprirono ermeticamente il tutto di rami e di terra battuta. Non andò molto che il loro desinare fu cotto appuntino, ed essi se lo divorarono da uomini ai quali una lunga strada aveva aguzzato l’appetito. Terminato il pasto, si sdrajarono a terra, col pugnale in mano. Poi, la fatica vincendo la durezza del letto ed il morso continuo delle zanzare, non tardarono ad addormentarsi.

Per altro Martinez ripetè più volte, nel suo sogno agitato, i nomi di Jacopo e di Pablo, la cui scomparsa lo teneva sempre inquieto.