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dall’isola guajan ad acapulco


Martinez s’accostò un istante all’uomo che stava al timone, e gli disse due parole a bassa voce, non altro.

Pur si avrebbe potuto vedere che la barra era stata messa un po’ più al vento, tanto che il brik non tardò ad avvicinarsi al vascello di linea.

Contrariamente alle abitudini di bordo, Martinez passeggiava sottovento, per meglio osservare l’Asia. Inquieto, tormentato, egli stringeva freneticamente fra le mani un portavoce.

A un tratto s’udì a bordo del vascello uno sparo.

A questo segnale, Martinez balzò sulla panca da quarto, e con voce forte:

— Tutti sul ponte! gridò. — Ammainate le vele basse!

In quella, don Orteva, seguíto dai suoi uffiziali, uscì dal casseretto, e rivolgendosi al luogotenente:

— Perchè questa manovra? disse.

Martinez, senza rispondergli, lasciò la panca di quarto e corse al castello di prua.

— La barra di sotto, comandò egli. — Fila la scotta del gran fiocco!

In quella si udivano a bordo dell’Asia nuove detonazioni.

L’equipaggio obbedì agli ordini del luogotenente, ed il brik, venendo vivamente al vento, s’arrestò immobile, in panna sotto la sua piccola vela di gabbia.

Don Orteva, volgendosi allora ai pochi marinaj che si erano schierati intorno a lui, gridò:

— A me, miei bravi!

E facendosi incontro a Martinez:

— Impadronitevi di quest’uffiziale! disse.

— Morte al comandante! rispose Martinez.

7 — Un dramma ecc. Vol. IV.