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la notte dal 5 al 6 ottobre


— Quest’uomo, Altezza, non è un corriere dello czar! È Ivan Ogareff!

— Ivan Ogareff? esclamò il gran duca.

— Sì, Ivan il traditore!

— Ma tu chi sei?

— Michele Strogoff!


CAPITOLO XV.

conclusione.


Michele Strogoff non era mai stato cieco. Un fenomeno puramente umano, morale e fisico insieme, aveva neutralizzato l’azione della lama incandescente che il carnefice di Féofar aveva fatto passare dinanzi agli occhi suoi.

Si sa che al momento del supplizio Marfa Strogoff era là, tendendo le mani verso suo figlio. Michele Strogoff la guardava, come può guardare un figlio sua madre quando lo fa per l’ultima volta. Risalendo a fiotti dal suo cuore agli occhi, le lagrime, che la sua fierezza cercava invano di trattenere, si erano accumulate sotto le sue palpebre e volatilizzandosi sulla cornea, gli avevano salvato la vista. Lo strato di vapori formato dalle sue lagrime, interponendosi fra la lama ardente e le sue pupille, aveva bastato a distruggere l’azione del calore. È un effetto identico a quello che avviene quando un operajo fonditore, dopo d’essersi bagnato la mano coll’acqua, le fa impunemente attraversare un getto di ghisa fusa.

Michele Strogoff aveva subito compreso il pericolo che avrebbe corso facendo noto il suo segreto a chicchessia; ed aveva visto d’altra parte