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michele strogoff


Ma non era Sangarre, era Nadia.

Al momento in cui, rifugiatasi sul masso di ghiaccio, la giovinetta aveva mandato un grido vedendo l’incendio propagarsi sulla corrente dell’Angara, Michele Strogoff l’aveva presa nelle sue braccia, e si era con lei tuffato sott’acqua per cercare nelle profondità del fiume un riparo contro le fiamme. Si sa che il masso di ghiaccio che li reggeva non era più allora che da una trentina di braccia dalla prima ripa, a monte d’Irkutsk.

Dopo aver nuotato sott’acqua, Michele Strogoff era riuscito a toccar la ripa con Nadia.

Michele Strogoff era finalmente alla meta!

— Al palazzo del governatore! disse egli a Nadia.

E dieci minuti dopo giungevano entrambi all’ingresso di questo palazzo, di cui le lunghe fiamme dell’Angara lambivano i basamenti di pietra, senza potervi comunicare l’incendio.

Al di là, le case dell’argine erano tutte in fiamme.

Michele Strogoff e Nadia entrarono senza difficoltà nel palazzo aperto a tutti. In mezzo alla generale confusione, nessuno li vide, benchè avessero le vesti immollate.

Una folla di uffiziali che venivano a cercar degli ordini, e di soldati che correvano ad eseguirli, ingombrava la gran sala a terreno. Colà Michele Strogoff e la giovinetta, in un brusco movimento della moltitudine affollata, si trovarono separati l’uno dall’altra.

Nadia correva, smarrita, attraverso le sale terrene, chiamando il suo compagno, chiedendo d’essere condotta dinanzi al gran duca.

Una porta, che metteva in una camera inondata di luce, s’aprì dinanzi a lei. Entrò essa e si