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michele strogoff


Ivan Ogareff, avendo tutte le facilità di vedere, di osservare e d’agire, andò fin dal domani a visitare i bastioni. Da per tutto fu accolto con cordiali felicitazioni dagli ufficiali, dai soldati, dai cittadini. Questo corriere dello czar era per essi una specie di legame che li ricongiungeva all’impero. Ivan Ogareff raccontò adunque, con un sussiego che non si smentì mai, le false peripezie del suo viaggio. Poi abilmente, senza insistere troppo sulle prime, parlò della gravità della situazione, esagerando i trionfi dei Tartari, come aveva fatto col gran duca, e le forze di cui questi barbari disponevano. A sentirlo, i soccorsi attesi dovevano essere insufficienti, se anche giungessero, ed era a temersi che una battaglia data sotto le mura di Irkutsk fosse funesta al pari delle battaglie di Kolyvan, di Tomsk e di Krasnoiarsk.

Queste spiacevoli insinuazioni Ivan Ogareff non le prodigava. Egli metteva una certa circospezione nel farle penetrare a poco a poco nello spirito dei difensori d’Irkutsk. Aveva l’aria di non rispondere se non quando era stretto dalle interrogazioni, e come a malincuore. Ad ogni modo, egli aggiungeva sempre che bisognava difendersi fino all’ultimo uomo e far saltare in aria la città meglio che consegnarla al nemico.

Il male per altro era fatto egualmente, se fosse stato possibile, ma la guarnigione e la popolazione d’Irkutsk non si lasciavano commuovere menomamente.

Di tutti quei soldati, di tutti quei cittadini chiusi in una città isolata all’estremo del mondo asiatico, nissuno avrebbe pensato a parlare di capitolazione. Il disprezzo del Russo per quei barbari era senza confini.