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michele strogoff


Si vede che le cose erano andate diversamente da quello che egli sperava. Da una parte, la marcia dell’armata tartara ritardata dalla battaglia di Tomsk; dall’altra, la rapidità data dal gran duca ai lavori di difesa; queste due cause erano bastate a far fallire i suoi disegni. Si trovò dunque nella necessità di fare un assedio in regola.

Per altro l’Emiro tentò due volte di pigliar d’assalto la città a prezzo d’un gran sagrificio d’uomini. Egli spinse i suoi soldati dalla parte delle fortificazioni di terra, che avevano qualche punto debole; ma questi assalti vennero respinti colla massima energia. Gli ufficiali non si risparmiarono, ed esposero la loro vita per trascinare la popolazione ai bastioni. Borghesi e mujik fecero tutti il loro dovere. Nel secondo assalto, i Tartari erano riusciti a forzare una delle porte del recinto. Avvenne un combattimento in capo a quella gran strada di Bolchaia, lunga due verste, che viene a mettere nelle rive dell’Angara. Ma i Cosacchi, i gendarmi, i cittadini opposero loro una viva resistenza, ed i Tartari dovettero ritornarsene nelle loro posizioni.

Ivan Ogareff pensò allora di domandare al tradimento ciò che la forza non gli poteva dare. Si sa che il suo disegno era di penetrare nella città, giungere fino al gran duca, guadagnarne la confidenza, e, venuto il buon momento, aprire una delle porte agli assedianti; ciò fatto, saziare poi la sua vendetta sopra il fratello dello czar.

La zingara Sangarre, che lo aveva accompagnato al campo dell’Angara, lo eccitò a porre in atto questo disegno.

Infatti, conveniva agire senza ritardo, perchè le truppe russe del governo di Irkutsk movevano