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michele strogoff

Strogoff, portandola in braccio, sboccò dalla gola delle montagne.

La giovinetta dovette temere un istante che fosse un drappello tartaro, mandato per battere le rive del Balkal, ed in tal caso la fuga sarebbe stata impossibile ad entrambi. Ma Nadia fu subito rassicurata in proposito.

— Dei Russi! esclamò.

E, dopo quest’ultimo sforzo, si chiusero le sue palpebre e la sua testa ricadde sul petto di Michele Strogoff.

Ma erano stati veduti, ed alcuni di questi Russi, correndo loro incontro, trassero il cieco e la giovinetta in riva ad un piccolo greto a cui era ormeggiata una zattera.

La zattera stava per partire.

Codesti Russi erano fuggitivi, di condizioni diverse, che il medesimo interesse aveva riunito in quel punto del Baikal. Respinti dall’avanguardia tartara, essi cercavano di rifugiarsi in Irkutsk, e non potendo giungervi per terra, dacchè gli invasori avevano presa posizione sulle due rive dell’Angara, speravano d’arrivarvi scendendo il corso del fiume che attraversa la città.

Il loro disegno fece palpitare il cuore di Michele Strogoff. Un’ultima speranza entrava nel suo piano. Ma egli ebbe la forza di dissimulare volendosi serbare incognito.

Il proposito dei fuggitivi era semplicissimo. Una corrente del Baikal rasenta una riva superiore al lago fino alla foce dell’Angara. Gli è questa corrente che doveva servir loro a giungere anzitutto allo sbocco del Baikal. Di là ad Irkutsk le rapide acque del fiume dovevano trascinarli con una velocità di dieci o dodici verste all’ora. In