Pagina:Michele Strogoff.djvu/324


— 100 —

michele strogoff

ruote, ebbero per iscopo d’assicurare l’equilibrio della sua cassa, trasformata così in zattera.

Quest’opera non fu lunga.

— Non avrai paura, Nadia? domandò Michele Strogoff.

— No, fratello, rispose la giovinetta.

— E tu, amico?

— Io! esclamò Nicola. Io vedo avverato finalmente uno de’ miei sogni: navigare in carretta!

In quel luogo il margine in declivio era favorevole al varamento della kibitka. Il cavallo la trascinò fino all’orlo delle acque, e poco stante l’apparecchio ed il suo motore galleggiavano alla superficie del fiume. Quanto a Serko, egli s’era bravamente gettato a nuoto.

I tre passeggieri, ritti sulla cassa, s’erano tolti le scarpe per precauzione, ma in grazia degli otri non ebbero neppure dell’acqua fino alle caviglie.

Michele Strogoff teneva le redini del cavallo, e secondo le indicazioni che gli dava Nicola, egli dirigeva obliquamente l’animale, ma risparmiandolo perchè non voleva stancarlo troppo contro la corrente. Fino a tanto che la kibitka seguì il filo delle acque, la cosa andò bene, e in capo a pochi minuti aveva passato le ripe di Krasnoiarsk. Andava alla deriva verso il nord, ed era oramai evidente che non toccherebbe l’altra sponda se non molto a valle della città. Ma poco importava.

La traversata dell’Yenisei si sarebbe dunque compiuta senza gran difficoltà anche su questo apparecchio imperfetto, se la corrente fosse stata regolare; ma per somma disgrazia molti gorghi si manifestavano alla superficie delle acque tumultuose, e non andò guari che la kibitka, non