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michele strogoff

drata, dalla fronte larga, era circondata da una capigliatura crespa e rigogliosa che sfuggiva in anella di sotto al casco moscovita. Quando la sua faccia, solitamente pallida, mutava colore, era unicamente per il battere più frequente del cuore o per l’influenza di una circolazione più viva del sangue. Gli occhi suoi erano di un azzurro carico ed avevano sguardo schietto, inalterabile, e brillavano sotto un arco di sopracciglia, i cui muscoli lievemente contratti dinotavano il coraggio elevato e senza collera, proprio degli eroi. Il suo naso, dalle larghe narici, dominava una bocca simmetrica, colle labbra un po’ sporgenti, come le hanno gli esseri buoni e generosi.

Michele Strogoff aveva il temperamento dell’uomo buono e risoluto, che piglia subito il suo partito, che non si rode le unghie nell’incertezza, nè si grata l’orecchio nel dubbio, nè va mai tentoni. Parco di gesti e di parole, sapeva starsene immobile come un soldato dinanzi al suo superiore; ma se camminava, la sua andatura era facile, i suoi movimenti singolarmente spigliati, il che provava insieme la fiducia e la vivace volontà del suo spirito. Era uno di quegli uomini la cui mano pare aver sempre in pugno i capegli dell’occasione: immagine un po’ violenta, ma che li dipinge con un tratto solo.

Michele Strogoff vestiva un’elegante uniforme militare, che assomigliava a quella degli ufficiali dei cacciatori a cavallo in campagna; stivali, speroni, calzoni stretti, pelliccia con ricami gialli su fondo bruno. Sul largo petto brillavano una croce e molte medaglie.

Michele Strogoff apparteneva al corpo speciale dei cavalieri dello czar, ed aveva grado di uffi-