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colpo per colpo


Ivan Ogareff rispose solo dando brevemente un ordine ad uno de’ suoi uffiziali.

Subito le file dei prigionieri furono percorse dai soldati. I disgraziati, stimolati a colpi di verghe o spinti coll’asta delle lancie dovettero rialzarsi in fretta e schierarsi sulla circonferenza dell’accampamento. Un quadruplice cordone di fanti e di cavalieri li chiudeva alle spalle rendendo impossibile ogni evasione.

Si fece subito silenzio, e, ad un cenno d’Ivan Ogareff, Sangarre si diresse al crocchio in mezzo a cui stava Marfa Strogoff.

La vecchia siberiana la vide venire, e comprese quello che stava per seguire. Un sorriso sdegnoso apparve sulle sue labbra, poi curvandosi verso Nadia, le disse a voce bassa:

- Tu non mi conosci più, figliuola mia! Qualunque cosa accada e per quanto dura sia questa prova, non una parola, non un gesto. È di lui, non di me, che si tratta!

In quella Sangarre, dopo averla guardata un istante, pose la mano sulla spalla della vecchia.

— Che cosa vuoi da me? disse Marfa Strogoff.

— Vieni! rispose la Sangarre.

E, spingendola colla mano, la trasse in mezzo allo spazio riservato dinanzi ad Ivan Ogareff.

Michele Strogoff teneva le palpebre semichiuse per non essere tradito dal lampo degli occhi.

Marfa Strogoff, giunta in faccia ad Ivan Ogareff, si drizzò, incrociò le braccia ed attese.

— Tu sei Marfa Strogoff? le domandò Ivan Ogareff.

— Sì, rispose la vecchia siberiana con calma.

— Disdici tu quello che m’hai risposto quando tre giorni fa t’ho interrogata ad Omsk?