Pagina:Michele Strogoff.djvu/266


— 42 —

michele strogoff

stanchi di quei tre giorni di viaggio, in preda ad una sete ardente, poterono dissetarsi e pigliare un po’ di ristoro.

Già il sole era tramontato, ma l’orizzonte si rischiarava ancora delle luci crepuscolari, quando Nadia, sostenendo Marfa Strogoff, giunse sulle sponde del Tom. Entrambe non avevano potuto fin’allora rompere le file di coloro che ingombravano il margine, ed alla lor volta venivano a bere.

La vecchia siberiana si curvò su quella corrente fresca, e Nadia, tuffandovi la mano, la portò alle labbra di Marfa. Poi si rinfrescò alla sua volta, e fu la vita che la vecchia e la giovinetta ritrovarono in quelle acque benefiche.

A un tratto, Nadia, nell’atto di lasciare la sponda, si rizzò, e un grido involontario le sfuggì dal petto.

Michele Strogoff era là a pochi passi da lei! Era lui! Gli ultimi bagliori del giorno lo illuminavano ancora.

Al grido di Nadia, Michele Strogoff aveva sussultato... Ma egli ebbe tanto imperio sopra sè stesso da non proferire parola che lo potesse tradire.

— Eppure, insieme con Nadia, egli aveva riconosciuta sua madre!

Michele Strogoff, a tale incontro inaspettato non sentendosi più padrone di sè, portò la mano agli occhi, e subito s’allontanò.

Nadia s’era slanciata istintivamente per raggiungerlo, ma la vecchia siberiana le mormorò all’orecchio queste parole:

— Rimani, figliuola mia!

— È lui! rispose Nadia con voce rotta dalla commozione. Esso vive, madre! È lui!