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michele strogoff

aveva narrato, senza celar nulla, tutti gli avvenimenti compiutisi dalla sua partenza da Wladimir sino alla morte di Nicola Korpanoff. Quello ch’ella disse del suo giovane compagno interessò vivamente la vecchia siberiana.

— Nicola Korpanoff! diss’ella. Parlami ancora di questo Nicola! Io non conosco che un uomo, uno solo fra la gioventù di questo tempo, in cui una condotta simile non mi avrebbe stupito. Nicola Korpanoff era proprio il suo nome? Ne sei tu sicura, figlia mia?

— Perchè m’avrebbe egli ingannata in ciò, rispose Nadia, egli che non m’ha ingannata in nulla?

Pure, mossa da una specie di presentimento, Marfa Strogoff faceva a Nadia domande sopra domande.

— Tu m’hai detto ch’egli era intrepido, figlia mia! Tu m’hai provato ch’egli lo era stato! diss’ella.

— Sì, intrepido, rispose Nadia.

— E tale appunto sarebbe stato mio figlio, diceva Marfa Strogoff fra sè e sè.

Poi soggiungeva:

— M’hai detto che nulla lo tratteneva, che nulla lo stupiva, ch’egli era così dolce nella sua forza medesima, che ti pareva di avere una sorella ed un fratello in lui, e che egli vegliò su te come una madre?

— Sì, sì, disse Nadia. Fratello, sorella, madre, egli fu tutto per me.

— Ed anche un leone per difenderti?

— Un leone davvero, rispose Nadia. Sì, un leone, un eroe!

— Figlio mio, figlio mio! pensava la vecchia