Pagina:Michele Strogoff.djvu/215


— 103 —

versetti e canzoni


Da questo lato Michele Strogoff nulla più aveva a temere, onde s’affrettò verso la città.

Frattanto le detonazioni raddoppiarono, avvicinandosi sempre più. Non era più un rumore confuso, ma una serie di cannonate distinte. Al medesimo tempo il fumo sospinto dal vento, si levava in aria e divenne anzi evidente che i combattenti piegavano rapidamente verso il sud. Kolyvan doveva essere evidentemente attaccata dalla parte settentrionale. Ma i Russi la difendevano essi contro le truppe tartare, o cercavano di ripigliarla ai soldati di Féofar-kan? Questo era impossibile sapere; e il dubbio imbarazzava forte Michele Strogoff.

Egli non era più che a mezza versta da Kolyvan, quando un lungo zampillo di fuoco sorse fra le case della città, ed il campanile d’una chiesa crollò in mezzo a torrenti di polvere e di fiamme.

La lotta era dunque in Kolyvan? Michele Strogoff dovette almeno crederlo, ed in questo caso era evidente che Russi e Tartari si battevano nelle vie della città. Era dunque il momento di cercarvi rifugio? Non rischiava egli, Michele Strogoff, di esservi preso, e gli riuscirebbe di fuggire da Kolyvan, come aveva potuto fuggire da Omsk?

Si proposero al suo pensiero tutti questi quesiti. Esitò egli e s’arrestò un istante. Non valeva meglio, anche a piedi, andarsene al sud od all’est, a qualche borgatella, come a dire Diachinks od altra, e colà procurarsi ad ogni costo un cavallo?

Era il solo partito da prendere, e subito, abbandonando le rive dell’Obi, Michele Strogoff si portò bravamente alla diritta di Kolyvan.

In quel mentre le detonazioni erano violentis-