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michele strogoff

perchè poteva essere facilmente invasa dal sud, e difficilmente soccorsa dal nord. Onde posta, uffizî di polizia, palazzo del governo, tutto era abbandonato, per ordine superiore, e da una parte i funzionarî, dall’altra gli abitanti che potevano emigrare, si erano ritirati a Kamsk nel centro della Baraba.

Michele Strogoff dovette dunque rassegnarsi a passare la notte ed Elamsk, per permettere al suo cavallo di riposare 12 ore. Egli si rammentava le raccomandazioni che gli erano state fatte a Mosca: attraversare la Siberia incognito, giungere ad ogni costo ad Irkutsk, ma in certa misura non sagrificare la riuscita alla rapidità del viaggio; perciò egli doveva aver cura dell’unico mezzo di trasporto che gli rimaneva.

Il domani, Michele Strogoff lasciava Elamsk al momento in cui venivano segnalati i primi guastatori tartari, 10 verste indietro sulla via della Baraba, ed egli si slanciava di nuovo attraverso la regione acquitrinosa. La via era piana, e ciò la rendeva più facile, ma era pure molto sinuosa, e questo l’allungava. Impossibile, d’altra parte, abbandonarla per correre in linea retta attraverso quell’insuperabile rete di stagni e di pozze.

Il dì di poi, 1° agosto, 120 verste più lungi, al mezzodì, Michele Strogoff giungeva al borgo di Spaskoe, ed alle due si fermava a quello di Pokrowskoe.

Il suo cavallo, affaticato dopo la sua partenza da Elamsk, non avrebbe potuto fare un passo di più.

Là, Michele Strogoff dovette perdere ancora, per un riposo forzato, la fine di questa giornata e tutta la notte; ma ripartito il domattina, correndo sempre attraverso il suolo semi-inondato,