Pagina:Michele Strogoff.djvu/188


— 76 —

michele strogoff

Il terreno di questa vasta depressione è interamente argilloso, perciò impermeabile, di tal guisa che le acque vi soggiornano e ne fanno una regione difficilissima da attraversare durante la stagione calda.

Colà peraltro passa la via da Irkutsk, ed è in mezzo a pozze, a stagni, a laghi, a pantani di cui il sole suscita le esalazioni malsane, che essa si svolge colla massima fatica e spesso col massimo pericolo del viaggiatore.

D’inverno, quando il freddo ha solidificato tutto ciò che è liquido, quando la neve ha livellato il terreno e condensato i miasmi, le slitte possono facilmente ed impunemente scivolare sulla crosta dura della Baraba. I cacciatori frequentano allora assiduamente la regione ricca di selvaggina, inseguendo le martore, i zibellini, e quelle preziose volpi, la cui pelliccia è tanto ricercata. Ma d’estate il pantano ridiventa fangoso, pestilenziale, impraticabile, anche quando il livello delle acque è troppo alto.

Michele Strogoff spinse il suo cavallo in mezzo ad una prateria torbosa, non più rivestita di quell’erba rasa delle steppe, unico alimento degli immensi greggi siberiani. Non era più la prateria senza confini, ma una specie di immenso boschetto di vegetali arborescenti.

La zolla s’elevava allora a cinque o sei piedi d’altezza. L’erba aveva ceduto il luogo alle piante acquitrinose, alle quali l’umidità, ajutata dai calori estivi, dava proporzioni gigantesche. Erano principalmente giunchi e butomi che formavano una rete inestricabile, un impenetrabile viluppo sparso di mille fiori, notevoli per la vivacità dei colori, fra i quali brillavano i gigli e le iridi, i