Pagina:Michele Strogoff.djvu/157


— 45 —

una provocazione


— Sta bene, diss’egli con voce sonora; tu non vuoi cedere i tuoi cavalli?

— No, rispose Michele Strogoff.

— Ebbene, apparterranno a quello di noi due che potrà ripartire. Difenditi, perchè io non ti risparmierò.

Così parlando, il viaggiatore sguainò la sciabola e si pose in guardia.

Nadia si era buttata avanti a Michele Strogoff, il quale disse semplicemente:

— Non mi batterò! e per meglio trattenersi incrociò le braccia sul petto.

— Tu non ti batterai?

— No.

— Nemmeno dopo questo? esclamò il viaggiatore.

Ed al medesimo tempo, prima che alcuno avesse potuto trattenerlo, il manico dello scudiscio percosse la spalla di Michele Strogoff.

A quell’insulto Michele Strogoff impallidì orribilmente. Le sue mani si levarono in alto come se volessero stritolare quell’uomo brutale, ma con un supremo sforzo riuscì a contenersi. Un duello era peggio di un ritardo, ed era forse la sua missione fallita!.... Meglio valeva perdere qualche ora!... Sì, ma patire questo affronto!

— Ti batterai tu ora, vigliacco? ripetè il viaggiatore aggiungendo la ruvidezza alla brutalità.

— No! rispose Michele Strogoff senza muoversi, non staccando gli occhi dal viaggiatore.

— I cavalli sull’istante! disse allora costui.

Ed uscì dalla sala.

Il mastro di posta lo seguì non senza essersi stretto nelle spalle, dopo aver salutato Michele Strogoff in maniera ironica.