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una festa al palazzo nuovo

siderare le cose e segnatamente le conseguenze delle cose, e che ciascuno dei due avea un modo «tutto suo» di vedere, d’apprezzare e di giudicare. Ma in fin de’ conti, siccome non si risparmiavano in veruna occasione, sarebbe mala grazia biasimarli.

Il corrispondente francese si chiamava Alcide Jolivet; Harry Blount era il nome del corrispondente inglese. Si erano incontrati per la prima volta nella festa del Palazzo Nuovo, di cui avevano incarico di render conto al loro giornale. La discordanza delle loro nature, congiunta ad una certa gelosia di mestiere, doveva renderli poco simpatici l’un l’altro. Pure essi non si evitarono e cercarono anzi di tastarsi a vicenda sulle notizie del giorno. Erano due cacciatori che andavano a caccia sul medesimo territorio, e ciò che sbagliava l’uno poteva essere colpito dall’altro; il comune interesse voleva che fossero in grado di vedersi e d’intendersi.

In quella sera erano adunque entrambi alla posta. Infatti ci era qualche cosa in aria.

— Non fosse che un volo di canards1, diceva Alcide Jolivet, varrà sempre la sua schioppettata.

I due corrispondenti furono dunque tratti a far ciancie durante il ballo, alcuni istanti dopo la partenza del generale Kissoff, e lo fecero con una certa prudenza.

— In verità, signore, questa festicciuola è graziosa, disse amabilmente Alcide Jolivet, credendo bene di dover entrare in conversazione con questa frase tutta francese.

  1. Abbiamo lasciato la parola canards, che significa anitre in francese, perchè altrimenti il bisticcio andava perduto.

    (Nota del Traduttore).