Pagina:Michele Strogoff.djvu/126


— 14 —

michele strogoff

giato alla sala, i piedi piantati al suolo, respinse un breve tratto la carrozza pesante.

L’enorme macigno, passando rasente al petto del giovine, gli mozzò il respiro, come avrebbe fatto una palla di cannone, stritolando i ciottoli della via, che scintillarono all’urto.

— Fratello! aveva gridato Nadia, spaventata nel vedere tutta questa scena alla luce del lampo.

— Nadia! rispose Michele Strogoff, Nadia! non temer di nulla.

— Non è per me che potevo temere.

— Dio è con noi, sorella.

— Con me sicuramente, fratello, poichè ti ha messo sulla mia strada! mormorò la giovinetta.

La spinta del tarentass dovuta allo sforzo di Michele Strogoff non doveva andar perduta. Fu lo slancio dato che permise ai cavalli impazzati di ripigliare la primitiva direzione. Trascinati per così dire da Michele Strogoff e dallo iemschik, essi risalirono la strada fino ad una gola stretta che si orientava da sud a nord; quivi dovevano essere riparati contro gli assalti diretti della bufera.

La scarpa di destra faceva una specie di scaglione dovuto allo sporto d’un’enorme rupe che occupava il centro d’un vortice. Il vento non vi turbinava dunque e vi si poteva stare, mentre alla circonferenza di questo ciclone non avrebbero potuto resistere nè uomini nè cavalli. Ed infatti alcuni abeti, la cui vetta sorpassava la cresta della rupe, furono svettati in un batter d’occhio, come se una falce gigantesca li avesse portati al livello della scarpa.

L’uragano era allora in tutto il suo furore. I lampi empivano la gola, ed i tuoni non cessavano un istante. Il suolo, fremente a questi colpi fu-