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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/86


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XVII - ZENOBIA

SCENA IV Egle sola.

Misera principessa,

quanta pietà mi fai! Semplice, oscura, povera pastorella

per te oggetto è d’invidia! E a che servite, o doni di fortuna? a che per voi tanto sudar, se, quando poi sdegnato il ciel con noi si vede, difendete si mal chi vi possiede?

Di ricche gemme e rare l’indico mare abbonda, né più tranquilla ha l’onda, né il cielo ha più seren.

Se v’è del flutto infido lido che men paventi, è qualche, ignoto a' venti, povero angusto sen. (parte)

SCENA V

Zenobia sola, cercando per la scena.

Radamisto! Ove andò? Consorte! Il vidi; tornai su Torme sue; ma per la selva ne ho perduta la traccia. A questa parte eran vólti i suoi passi. Ah! dove mai sconsigliato s’aggira? Il loco è pieno tutto de’ suoi nemici. In tanto rischio, custoditelo, o dèi. Che fo? m’inoltro? Avventuro me stessa. Egle si trovi: