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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/85


ATTO PRIMO

Egle.

Zenobia.

Egle.

Zenobia.

Egle.

Zenobia.

Egle.

Zenobia.

Egle.

Zenobia.

Misero prence! E alla novella amara che detto avrà?

L'ignora ancor: mi strinse segreto laccio a Radamisto. Ei torna agl’imenei promessi.

Oh numi ! e trova

sollevata l’Armenia,

vedovo il trono, ucciso il re, scomposti tutti i disegni sui ; e Zenobia...

E Zenobia in braccio altrui. Che barbaro destini

Or di’: poss’io

espormi a rimirar l’acerbo afTanno d’un prence si fedel? che tanto amai? che tanto meritò? che forse al solo udir che d’altri io sono... Addio.

Mi lasci?

Si, cara; io fuggo: è periglioso il loco, le memorie, i pensieri.

A chi fa oltraggio

l’innocente pietà...

Temer conviene l’insidie ancor d’una pietà fallace.

Addio; prendi un amplesso e resta in pace. Resta in pace, e gli astri amici, bella ninfa, a’ giorni tuoi mai non splendano infelici, come splendono per me.

Grata ai numi esser tu puoi, che nascesti in umil cuna.

Oh, di stato e di fortuna potess’io cangiar con te! (parte)