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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/38


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XVI - TEMISTOCLE

l’insolenza a punir: più grandi imprese poi tenterem. Di soggiogare io spero, con Temistocle al fianco, il mondo intero

Temistocle. E a questo segno arriva, generoso mio re...

Serse. Va’, ti prepara

a novelli trofei. Diran poi l’opre ciò che dirmi or vorresti.

Temistocle. Amici dèi,

chi tanto a voi somiglia custoditemi voi. Fate ch’io possa, memore ognor de’ benefizi sui, morir per Serse o trionfar per lui.

Ah! d’ascoltar già parmi quella guerriera tromba, che fra le stragi e l’armi m’inviterà per te.

Non mi spaventa il fato, non mi fa orror la tomba, se a te non moro ingrato, mio generoso re. (parte)

SCENA III

Serse, poi Rossane, indi Sebaste.

Serse. È ver che opprime il peso

d’un diadema reai, che mille affanni

porta con sé; ma quel poter de’ buoni

il merto sollevar, dal folle impero

della cieca fortuna

liberar la virtù, render felice

chi non l’è, ma n’è degno, è tal contento,

che di tutto ristora,

ch’empie l’alma di sé, che quasi agguaglia,