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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/323


Agenore.

Elisa.

Agenore.

Elisa. Agenore. Elisa .

ATTO TERZO 3*7

noi pretenda Tamiri. Egli è mio sposo;

la sua sposa son io:

io l’amai da che nacqui; Aminta è mio.

È giusto, o bella ninfa,

ma inutile il tuo duol. Se saggia sei,

credimi, ti consola.

Io consolarmi?

Ingegnoso consiglio facile ad eseguir !

L’eseguirai,

se imitar mi vorrai. Puoi consolarti, e ne dèi dall’esempio esser convinta.

Io non voglio imitarti ;

consolarmi io non voglio: io voglio Aminta.

Ma, s’ei più tuo non è, con quei trasporti che puoi far?

Che far posso? Ad Alessandro, agli uomini, agli dèi pietà, mercede, giustizia chiederò. Voglio che Aminta confessi a tulli in faccia che del suo cor m’ha fatto dono; e voglio, se pretende il crudel che ad altri il ceda, voglio morir d’affanno, e ch’ei lo veda, lo rimaner divisa dal caro mio pastore !

No, non lo vuole Amore; no, non lo soffre Elisa ; no, si tiranno il core il mio pastor non ha.

Ch’altri il mio ben m’involi, e poi ch’io mi consoli!

Come non hai rossore di si crudel pietà? (parte)