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274 xx - ipermestra


SCENA III

Linceo, poi Plistene.

Linceo. Qual sará, giusti numi,

mai la cagion... Ma ciecamente io deggio
il comando eseguir.
Plistene. (affannato) Pur ti ritrovo,
principe, alfin: sieguimi, andiamo.
Linceo.   E dove?
Plistene. A punire un tiranno, a vendicarci
de’ nostri torti. I tuoi seguaci, i miei
corriamo a radunar.
Linceo.   Ma quale offesa...
Plistene. Danao ti vuole estinto: indur la figlia
a svenarti non seppe: ad Elpinice
sperò di persuaderlo: essa la mano
promise al colpo, e mi svelò l’arcano.
Linceo. Barbaro! Intendo adesso
le angustie d’Ipermestra. In questa guisa
premia de’ miei sudori...
Plistene.   Or di vendette,
non di querele, è tempo. Andiam.
Linceo.   Non posso,
caro Plistene. All’idol mio promisi
quindi partir: voglio ubbidirlo.

SCENA IV

Elpinice e detti.

Elpinice.   Udite.

Io gelo di timor.
Linceo.   Che fu?
Elpinice.   S’invia
alle stanze del re, condotta a forza