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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/231


ATTO TERZO

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SCENA V

Clearco e detti; Ismene in fine.

Clearco. Mio re, chi mai

dalla tua man la reai gemma ottenne?

Alessandro. Ecco, e vedi in qual guisa, (additando Demetrio)

Clearco. Oh ciel! che tenti?

Quel nudo acciar... (m atto di snudar la spada)

DEMETRIO, (afferra di nuovo Alessandro, e minaccia di ferirlo)

Non appressarti, o in seno d’Alessandro l’immergo.

Clearco. Ah, ferma! (Come

porgergli aita?) O lascia il ferro, o il padre volo fra’ ceppi a ritener, (in atto di partire)

Demetrio. Se parti,

vibro il colpo fatale, (accenna di ferire)

Clearco. Ah, no! (Qual nuova

spezie mai di furor!) Prence, e non vedi...

Demetrio. No; la benda ho sul ciglio.

Clearco. Dunque Demetrio è un reo?

Demetrio. Demetrio è un figlio.

Clearco. Non toglie questo nome alle colpe il rossor.

Demetrio. Chi salva un padre,

non arrossisce mai.

Clearco. D’un tale eccesso

ah! che dirà chi t’ammirò finora?

Demetrio. Che ha il Manlio suo la Macedonia ancora.

Alessandro. Non piu, Clearco: il reo punisci. Io dono già la difesa alla vendetta. Assali, f ferisci, uccidi: ogni altro sforzo è vano.

Ismene. Corri, amato germano, (lieta e frettolosa)

siegui i miei passi. Il tuo coraggio ha vinto:

Metastasi©, Opere- iv.

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