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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/211


ATTO ASCONDO

205

Demetrio. Di tua pietà mercede

ti rendano gli dèi. L’offerto acciaro ecco al tuo piè. (vuol depor la spada)

Alessandro. Che fai? Prence, io non vendo

i doni miei. La tua virtù gli esige, non li compra da me. Quanto gli tolsi, tutto Antigono avrà : non mi riserbo de’ miei trofei che Berenice.

Demetrio. (Oh dèi!)

T’ama ella forse?

Alessandro. Io noi so dir; ma parli

Demetrio, e m’amerà.

è

Demetrio. Ch’io parli?

Alessandro. * Al grato

tuo cor bramo doverla Ove tu voglia, tutto sperar mi giova:

qual forza hanno i tuoi detti, io so per prova.

Sai qual ardor m’accende, vedi che a te mi fido: dal tuo bel cor dipende la pace del mio cor.

A me, che i voti tuoi scòrsi pietoso al lido, pietà negar non puoi, se mai provasti amor, (parte)

SCENA III

Demetrio, poi Berenice.

Demetrio. Misero me, che ottenni! Ah, Berenice,

tu d’Alessandro, e per mia mano! Ed io esser quello dovrei... No, non mi sento tanto valor: morrei di pena; è impiego troppo crudel... Che! puoi salvare un padre, figlio ingrato, e vacilli? Il dubbio ascondi;