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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/143


ATTO PRIMO

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a pagar col suo sangue il rifiuto di Roma egli a Cartago è costretto a tornar. Giurollo, e vide, pria di partir, del minacciato scempio i funesti apparecchi. Ah ! non sia vero che a si barbare pene un tanto cittadin...

Manlio. T’accheta: ei viene.

Il console, Publio e tutti i senatori vanno a sedere, e rimane vuoto accanto al console il luogo altre volte occupato da Regolo. Passano Re¬ golo ed Amileare fra’littori, i quali, lasciato ad essi aperto il varco, tor¬ nano subito a chiudersi. Regolo, entrato appena nel tempio, s’arresta pensando.

Amilcare. (Regolo, a che t’arresti? È forse nuovo per te questo soggiorno?)

Regolo. (Penso qual ne partii, qual vi ritorno.)

Amilcare. Di Cartago il senato, (al console) bramoso di depor ì'armi temute, al senato di Roma invia salute ; e, se Roma desia anche pace da lui, pace gl’invia.

Manlio. Siedi ed esponi. (Amilcare siede)

(a Regolo) E tu l’antica sede,

Regolo, vieni ad occupar.

Regolo. Ma questi

chi sono?

Manlio.

Regolo.

Manlio.

Regolo.

Manlio.

Regolo.

Manlio.

I padri.

E tu chi sei?

Conosci

il console si poco?

E fra il console e i padri un servo ha loco? No; ma Roma si scorda il rigor di sue leggi

per te, cui dee cento conquiste e cento.

Se Roma se ne scorda, io gliel rammento. (Più rigida virtù chi vide mai; 1 )