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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/120


XVII - ZENOBIA

Mitrane.

chiama a parte ogni cor. Si degno amante merita miglior sorte. Oh, s’io potessi renderlo più felice!

Assai pietosa,

Egle, mi sembri. Ei di pietade è degno; ma la pietà, che mostri, eccede il segno.

Pastorella, io giurerei o che avvampi, o manca poco: hai negli occhi un certo foco, che non spira crudeltà.

Forse amante ancor non sei, ma d’amor non sei nemica: ché d’amor, benché pudica, messaggera è la pietà, (parte)

SCENA IX Egle sola.

È ver, quella, ch’io sento, parmi più che pietà. Ma che pretendi, Egle infelice? A troppo eccelso oggetto sollevi i tuoi pensieri: alle capanne il ciel ti destinò. La fiamma estingui di si splendide faci;

e, se a tanto non giungi, ardi, ma taci. Fra tutte le pene v’ è pena maggiore?

Son presso al mio bene, sospiro d’amore, e dirgli non oso :

— Sospiro per te. —

Mi manca il valore per tanto soffrire; mi manca l’ardire per chieder mercé, (parte)