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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/118


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XVII - ZENOBIA

SCENA VII

Egle, da prima non veduta, e detti.

Mitrane.

Egle.

Mitrane.

Tiridate.

Egle.

Tiridate.

Egle.

Tiridate.

Mitrane.

Egle.

Tiridate.

Egle.

Tiridate.

Egle.

La vita

di Radamisto ecco in tua man. (a Tiridate)

(Che sento!)

Punisci il traditor.

Si, andiam. (vuol partire) T’arresta,

prence: ove corri? Incrudelir non dèi contro quell’infelice.

E te chi muove

d’un perfido in difesa?

Io non lo credo,

signor, si reo.

Ma di Zenobia il padre a tradimento oppresse.

E poi la figlia

tentò svenar. Non m’ingannò chi vide l’atto crudel.

Pensaci meglio. A tutto prestar fé non bisogna ; e co’ nemici più bella è la pietà.

Le proprie offese posso obbliar; ma di Zenobia i torti perdonargli io non posso. A lei quel sangue si deve in sacrifizio.

Io t’assicuro

ch’ella noi chiede.

E non richiesto appunto ha merito il servir, (vuol partire)

Férmati, oh dèi!

Credi: non parlo invan. Se ami Zenobia,