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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/114


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XVII - ZENOBIA

Zenobia.

ZOPIRO.

Radamisto.

ZOPIRO.

Zenobia.

Radamisto.

Zopiro .

Radamisto.

Zenobia.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

Zenobia.

Radamisto.

Zopiro.

Oh sventurato!

oh tradito mio sposo!

Invan lo chiami: fra gli estinti ei dimora.

Menti! per tuo castigo ei vive ancora, (palesandosi) Son tradito!

Ah, consorte!

Indegno ! infido ! cosi... (snuda la spada, e vuole assalir Zopiro) T’arresta, o che Zenobia uccido.

(impugnando con la destra uno stile in atto di ferir Zenobia, e tenendola afferrata con la sinistra)

Che fai? (fermandosi)

Misera me !

Non so frenarmi: il furor mi trasporta.

Empio !...

Se muovi il piè, Zenobia è morta.

Che angustia!

Amato sposo, già che il ciel mi ti rende, salva la gloria mia. Le sue minacce non ti faccian terror. Si versi il sangue, purché puro si versi, dal trafitto mio sen; sciolgasi l’alma dal carcere mortai, purché si scioglia senza il rossor della macchiata spoglia.

O parte del mio core, o vivo esempio d’onor, di fedeltà, dove, in qual rischio, in qual man ti ritrovo! Oh Dio! Zopiro, pietà, se pur ti resta senso d’umanità, pietà di noi!

Rendimi la mia sposa. Io, tei prometto, vendicarmi non voglio: io ti perdono tutti gli eccessi tuoi.

No, non mi fido.

Parti.