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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/325


ATTO PRIMO 3«9
SCENA VI
Rodope e poi Learco.
Rodope. Ma i numi in ciel che fanno? Un sol fra loro
non ve n’ha che protegga
questa terra infelice? Oh infausta notte!
Oh terror!... Ma... traveggo?
Learco!
Learco. Ah ! non scoprirmi :
taci, Rodope.
Rodope. Oh dèi! tu vivi? Ognuno
ti pianse estinto.
Learco. Ad ingannar Toante
tal menzogna inventai.
Rodope. Chi mai ti guida,
sconsigliato! a perir? Fuggi.
Learco. Un momento
mi sia permesso almeno
di vagheggiarti.
Rodope. Eh! d'ingannarmi adesso
non è tempo, Learco. È il tuo ritorno
smania di gelosia. Saputo avrai
che al prence di Tessaglia
Issipile si stringe, e qualche nera
macchina ordisci.
Learco. Ah! cosi reo non sono.
Rodope. Non più. Salvati, fuggi! Il nuovo giorno
tutti gli uomini estinti
qui troverà. Se ne giurò lo scempio
dalle offese di Lenno
barbare abitatrici. E questa è l’ora
congiurata alla strage.
Learco. E tu mi credi