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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/301


ATTO TERZO 295
Ma, se un giorno i lacci spezza,
si ricorda la fierezza,
ed al primo suo ruggito
vede il volto impallidito
di colui che l’insultò, (parte)
SCENA VI
Appartamenti terreni di Fenicio dentro la reggia.
Fenicio, poi Mitrane.
Fenicio. In più dubbioso stato
mai non mi vidi. Alle mie stanze impone
Cleonice ch’io torni, e vuol che attenda
qui l’onor de’ suoi cenni. Impaziente
le richiedo d’Alceste, e mi risponde
che finor non parti. Qual è l’arcano
che, fuor del suo costume,
la regina mi tace? Ah! ch’io pavento
che sian le cure mie disperse al vento.
Mitrane. Consolati, o signor. Vicine al porto
son le cretensi squadre. Io rimirai
dall’alto della reggia
che sotto a mille prore il mar biancheggia.
Fenicio. Amico, ecco il soccorso
sospirato da noi. Possiamo alfine
far palese alla Siria
il vero successor. Ritrova Alceste:
guidalo a me. De’ tuoi fedeli aduna
quella parte che puoi. Mitrane amato,
chiedo l’ultime prove
della tua fedeltà.
Mitrane. Volo a momenti
quanto imponesti ad eseguir, (in atto di partire)