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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/192


iS6 Vili - ADRIANO IN SIRIA
il del lo sa. Ne chiamo
tutti, o Sabina, in testimonio i numi.
Le bellezze dell’Asia
eran vili per me. Freddo ogni sguardo,
a paragon de’ tuoi,
lunga stagion credei che fosse.
Sabina. E poi?
Adriano. E poi... Non so. Di mia virtù sicuro,
trascurai le difese;
ed Amor ini sorprese. Ero nel campo,
pieno d’una vittoria
e caldo ancor de’ bellicosi sdegni,
quando condotta innanzi
mi fu Emirena. Ad un diverso affetto
è facile il passaggio,
quando è l’alma in tumulto. Io la mirai
carica di catene
domandarmi pietà, bagnar di pianto
questa man che stringea, fissarmi in volto
le supplici pupille
in atto cosi dolce... Ah! se in quell’atto
rimirata l’avesse a me vicina,
parrei degno di scusa anche a Sabina.
Sabina. Ah! questo è troppo. Abbandonar mi vuoi;
hai coraggio di dirlo; in faccia mia
ostenti la beltà, che mi contrasta
del tuo core il possesso: e non ti basta?
Pretenderesti ancora,
per non vederti afflitto,
ch’io facessi la scusa al tuo delitto?
E dove mai s’intese
tirannia più crudele? Il premio è questo
che ho da te meritato ?
Barbaro! mancatori spergiuro! ingrato!
(s’abbandona sopra una sedia)
AQUILIO. (Qui Sabina !) (in disparte)