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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/86

80 i - didone abbandonata


Iarba.  A tal oggetto
disarmato io men vo, finché non giunga
l’amico stuol, che a vendicarmi affretto.
Osmida. Va’ pur, ma ti rammenta
ch’io sol per tua cagione...
Iarba. Fosti infido a Didone.
Osmida. ... e che tu per mercede...
Iarba. So qual premio si debba alla tua fede.
               Osmida. Pensa che ’l trono aspetto,
          che n’ho tua fede in pegno;
          e che, donando un regno,
          ti fai soggetto un re:
               un re, che tuo seguace
          ti sará fido in pace;
          e, se guerrier lo vuoi,
          contro i nemici tuoi
          combatterá per te. (parte)

SCENA II

Iarba e poi Araspe.

Iarba. Giovino i tradimenti:
poi si punisca il traditore. Indegno! (vedendo Araspe)
t’offerisci al mio sdegno e non paventi?
Temerario! per te
non cadde Enea dal ferro mio trafitto.
Araspe. Ma delitto non è.
Iarba.  Non è delitto?
Di tante offese ormai
vendicato m’avria quella ferita.
Araspe. La tua gloria salvai nella sua vita.
Iarba.  Ti punirò.
Araspe.  La pena,
benché innocente, io soffrirò con pace,
ché sempre è reo chi al suo signor dispiace.
Iarba. (Hanno un’ignota forza
i detti di costui,
che m’incatena, e parmi
che io non sappia sdegnarmi in faccia a lui.)