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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/85


varianti 79


               Infelice e sventurato
          potrá farmi ingiusto fato;
          ma infedele io non sarò.
               La mia fede e l’onor mio
          pur fra l’onde dell’obblio
          agli Elisi io porterò. (parte)

SCENA XVII [XVI]

.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
Iarba.  Ecco la spada.
          Tu mi disarmi il fianco, (a Didone)
     tu mi vorresti oppresso; (ad Enea)
     ma sono ancor l’istesso,
     ma non son vinto ancor.
          Soffro per or lo scorno;
     ma forse questo è il giorno
     che domerò quell’alma, (a Didone)
     che punirò quel cor. (ad Enea)
Didone. Frenar l’alma orgogliosa, ecc.

ATTO SECONDO

SCENA I

Appartamenti reali con tavolino.

Iarba ed Osmida.

Osmida. Signore, ove ten vai?
Nelle mie stanze ascoso
per tuo, per mio riposo io ti lasciai.
Iarba. Ma sino al tuo ritorno
tollerar quel soggiorno io non potei.
Osmida. In periglio tu sei; ché, se Didone
libero errar ti vede,
temerá di mia fede.