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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/84

78 i - didone abbandonata


SCENA XI

Selene e Iarba.

Iarba. Non partirò se pria...
.    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    .    
Selene. Arbace, a quel ch’io veggio,
nella scuola d’amor sei rozzo ancora.
Un cor, che s’innamora,
non sceglie a suo piacer l’oggetto amato;
onde nessuno offende,
quando in amor contende, o allor che niega
corrispondenza altrui. Non è bellezza,
non è senno o valore
che in noi risveglia amore; anzi talora
il men vago, il piú stolto è che s’adora.
Bella ciascuno poi finge al pensiero
la fiamma sua; ma poche volte è vero.
Ogni amator suppone
che della sua ferita
sia la beltá cagione;
ma la beltá non è.
È un bel desio che nasce
allor che men s’aspetta:
si sente che diletta,
ma non si sa perché. (parte)

SCENA XIII

Alla fine della scena Iarba parte, non con Araspe, ma solo. Interamente soppressa nella redazione definitiva è la scena che segue.

SCENA XIV

Araspe solo.

Lo so, quel cor feroce
stragi minaccia alla mia fede ancora.
Ma si serva al dovere, e poi si mora.