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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/81


intermezzi 75


Dorina. Ci porrò ch’io non recito
se non da prima donna, e che non voglio
che la parte sia corta.
Nibbio. Signora, non importa.
Dorina. Che l’autor de’ libretti
sia sempre amico mio, vi voglio ancora.
Nibbio. Non importa, signora.
Dorina. E che, oltre l’onorario, Ella mi debba
dar sorbetti e caffè,
zucchero ed erba thè,
ottima cioccolata con vainiglia,
tabacco di Siviglia,
di Brasile e d’Avana,
e due regali almen la settimana.
Nibbio. Non importa: mi basta che un poco
si ricordi d’un suo servitore.
Dorina. Speri, speri, ché forse il mio core
il suo merto distinguer saprá.
Nibbio. Ah! signora, la sola speranza
non mi serve, non giova per me.
Dorina. Eh! signore; ma troppo s’avanza:
si contenti per ora così.
Nibbio. Ih! ma questa mi par scortesia:
tanta flemma soffrir non si può.
Dorina. Oh! che fretta! Bastar gli potria
di parlarne vicino al Perú.
Nibbio. Uh! Ma tanto tenermi nel foco,
con sua pace mi par crudeltá.
Dorina. Con sua pace, non è crudeltá.
Ma si spieghi: qual è il suo pensiero?
Nibbio. Un affetto modesto e sincero.
Dorina. Me ne parli, ma quando sto in ozio.
Nibbio. Ho paura che il nostro negozio
mai concluso fra noi non sará.
Dorina. Non disperi: vedremo. Chi sa?