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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/53

{{RigaIntestazione||atto terzo|47}

SCENA III

Arborata tra la cittá e il porto.

Osmida solo.

Giá di Iarba in difesa
lo stuol de’ meri a queste mura è giunto.
Ecco vicino il punto
della grandezza mia. D’essere infido
ad una donna ingrata
no, non sento rossor. Cosí punisco
l’ingiustizia di lei, che mai non diede
un premio alla mia fede.

SCENA IV

Iarba frettoloso con séguito, e detto.

Iarba. Seguitemi, o compagni:
alla reggia! alla reggia! (passa davanti Osmida senza
vederlo)
Osmida.  Odi, signore:
le tue schiere son pronte: è tempo alfine
che vendichi i tuoi torti.
Iarba.  Amici, andiamo! (senza dare
orecchio ad Osmida)
Non soffre indugi il mio furor. (in atto di partire)
Osmida.  T’arresta.
Iarba. Che vuoi? (con isdegno)
Osmida. Deh! non scordarti
che deve alla mia fede
l’amor tuo vendicato una mercede.
Iarba. È giusto: anzi preceda
la tua mercede alla vendetta mia.