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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/46

40 i - didone abbandonata


la tua destra real: di pace priva
resti l’alma d’Enea, purché tu viva.
Didone. Giacché d’altri mi brami,
appagarti saprò. Iarba si chiami. (il paggio parte)
Vedi quanto son io
ubbidiente a te.
Enea.  Regina, addio. (s’alzano)
Didone Dove? dove? T’arresta:
del felice imeneo
ti voglio spettatore.
(Resister non potrá.)
Enea.  (Costanza, o core!)

SCENA XII

Iarba e detti.

Iarba. Didone, a che mi chiedi?
Sei folle, se mi credi
dall’ira tua, da tue minacce oppresso.
Non si cangia il mio cor; sempre è l’istesso.
Enea. (Che arroganza!)
Didone.  Deh! placa
il tuo sdegno, o signor. Tu, col tacermi
il tuo grado e il tuo nome,
a gran rischio esponesti il tuo decoro;
ed io... Ma qui t’assidi,
e con placido volto
ascolta i sensi miei.
Iarba.  Parla, t’ascolto.
(siedono Iarba e Didone)
Enea. Permettimi che ormai... (in atto di partire)
Didone.  Férmati e siedi.
Troppo lunghe non fian le tue dimore.
(Resister non potrá.)