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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/366

360 v - alessandro nell'indie


Cleofide. Nell’odorata pira
si déstino le fiamme. (i sacerdoti accendono il rogo)
Poro. (Perfida!)
Alessandro.  È dolce sorte unire insieme
e la gloria e l’amor.
Poro.  (Piú fren non soffre
giá ’l mio furor.)
Alessandro.  Vieni, o regina. Un nodo
leghi le destre e i cori.
  (accostandosele, in atto di darle la mano)
Cleofide. Ferma: è tempo di morte e non d’amori.
Alessandro. Numi!
Poro.  (Che ascolto!) (Poro resta immobile nell’attitudine di scagliarsi)
Cleofide.  Io fui
consorte a Poro: ei piú non vive, e deggio
su quel rogo morir. Se t’ingannai,
perdonami, Alessandro: il sacro rito
non sperai di compir senza ingannarti:
temei la tua pietá. Questo è il momento,
in cui si adempia il sacrifizio a pieno.
  (in atto di andare verso il rogo)
Alessandro. Ah! nol deggio soffrir. (volendo arrestarla)
Cleofide. (impugnando uno stile)   Ferma, o mi sveno.
Poro. (Oh amore!)
Gandarte.  (Oh fedeltá!)
Alessandro.  Non esser tanto
di te stessa nemica.
Cleofide. Il nome dimpudica,
vivendo, acquisterei. Passa alle fiamme
dalle vedove piume
ogni sposa fra noi. Questo è il costume
dell’India tutta; ed ogni etá lontana
questa legge osservò.
Alessandro.  Legge inumana,
che bisogno ha di freno,
che distrugger saprò. (vuole appressarsi a Cleofide)