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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/349


atto primo 343


e, minacciando, il sangue tuo richiede.
Ma non temer: mi resta
una via di salvarti. In te rispetti
ogni schiera orgogliosa
una parte di me: sarai mia sposa.
Cleofide. Io sposa d’Alessandro! (sorpresa)
Alessandro.  E qual altro riparo,
quando un campo ribelle
una vittima chiede?
Gandarte.  Eccola. (si palesa)
Cleofide.  (Oh stelle!)
Alessandro. Chi sei?
Gandarte.  Poro son io.
Alessandro.  Come fra questi
custoditi soggiorni
giungesti a penetrar?
Gandarte.  Per via nascosa,
che il passaggio assicura
dalle sponde del fiume a queste mura.
Alessandro. E ben, che vuoi? Domandi
pietá, perdono? O ad insultar ritorni
l’infelice regina?
Gandarte.  A che mi vai
rimproverando un disperato cenno,
fra’ tumulti dell’armi, in mezzo all’ire
mal concepito, mal inteso, e forse
crudelmente eseguito? È a me palese
l’inumana richiesta
del campo tuo, che lei vuol morta; e vengo
ad offrirmi per lei. Porto all’insana
greca barbarie un regio capo in dono.
Io la vittima sono,
se il reo si chiede; io meditai gl’inganni;
in me punir dovete
le insidie, i tradimenti:
son Cleofide e Asbite ambo innocenti.