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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/340

334 v - alessandro nell'indie


Gandarte. E tu non vieni?
Poro. Sí; ma prima all’infida
voglio recar sugli occhi
de’ tradimenti suoi tutta l’immago.
Un’altra volta almeno
voglio dirle «infedele», e poi son pago.
Gandarte. E tu pensi a costei? L’onor ti chiama
a piú degni cimenti.
Poro. Va’, Gandarte; a momenti
raggiungo i passi tuoi.
Gandarte. (Oh amor sempre tiranno, anche agli eroi!) (parte)

SCENA III

Poro ed Erissena.

Erissena. Germano, anch’io vorrei trovarmi in campo
d’Alessandro all’arrivo.
Poro.  Invan lo brami.
Erissena. Perché?
Poro.  Non piú. Lasciami solo.
Erissena.  E quale
ragione il vieta?
Poro.  A una real donzella
andar cosí fra l’armi,
come lice a un guerrier, non è permesso.
Erissena. Misera servitú del nostro sesso! (parte)

SCENA IV

Poro.

No, no, quella incostante
non si torni a mirar. Troppo di Poro
nell’anima agitata
che regna ancor, conosceria l’ingrata.