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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/334

328 v - alessandro nell'indie


Alessandro. Da’ sudditi io non chiedo
altr’omaggio che fede, e dagli amici
prezzo dell’amistade io non ricevo:
onde inutili sono
le tue ricchezze, o sian tributo o dono.
Timagene, alle navi
tornino que’ tesori.
(Timagene si ritira, dando ordine agl’indiani che tornino su le navi coi doni)
Cleofide. Ah! mel predisse il cor. Questo disprezzo
giustifica il mio pianto. (piange)
L’esserti... odiosa... tanto...
Alessandro. Ma non è ver. Sappi... t’inganni... Oh Dio!
(M’usci quasi da’ labbri «idolo mio».)
Cleofide. Signor, rimanti in pace. A me non lice
miglior sorte sperar de’ doni miei:
piú di quelli importuna io ti sarei. (in atto di partire)
Alessandro. T’arresta. (arrestandola) Ah! mal, regina,
interpetri il mio cor. Siedi e ragiona.
Cleofide. Ubbidirò.
Alessandro.  (Che amabile sembianza!)
Cleofide. (Mie lusinghe, alla prova!) (siedono)
Alessandro.  (Alma, costanza!)
Cleofide. In faccia ad Alessandro
mi perdo, mi confondo; e non so come...

SCENA XIII

Timagene e detti.

Timagene. Monarca, il duce Asbite
chiede a nome di Poro
di presentarsi a te.
Cleofide.  (Numi!)
Alessandro.  Fra poco
verrá: per or con la regina...