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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/333


atto primo 327


SCENA XI

Gran padiglione d’Alessandro vicino all’Idaspe. Vista della reggia di Cleofide sull’altra sponda del fiume.

Alessandro e Timagene, guardie dietro al padiglione.

Alessandro. Pur troppo, amico, è vero: ama Alessandro;
e nel suo cor trionfa
Cleofide giá vinta.
Timagene.  Eccola: a lei
offri e dimanda amore.
Alessandro.  Amor? T’inganni:
Alessandro si presto
non si lascia agli affetti in abbandono.
Debole a questo segno ancor non sono.

SCENA XII

Nel tempo d’una breve sinfonia si vedono venire diverse barche pel fiume, dalle quali scendono molti indiani, portando diversi doni; e dalla principale sbarca Cleofide, che viene incontrata da Alessandro.

Cleofide e detti.

Cleofide. Ciò ch’io t’offro, Alessandro,
è quanto di piú raro,
o nell’indiche rupi
o nella vasta oriental marina,
per me nutre e colora
il sol vicino e la feconda aurora.
Se non mi sdegni amica, eccoti un dono
all’amistá dovuto;
se suddita mi brami, ecco un tributo.