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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/324

318 v - alessandro nell'indie


Timagene.  Che aver potresti
di piú vago, nascendo in altra arena?
Erissena. Avrebbe un Alessandro anche Erissena.
Timagene. Se le greche sembianze
ti son grate cosí, l’affetto mio
posso offrirti, se vuoi: son greco anch’io.
Erissena. Tu greco ancor?
Timagene.  Sotto un istesso cielo
spuntò la prima aurora
a’ giorni d’Alessandro, a’ giorni miei.
Erissena. Non è greco Alessandro, o tu nol sei.
Timagene. Dimmi almen qual ragione
sí diverso da me lo rende mai.
Erissena. Ha in volto un non so che, che tu non hai.
Timagene. (Che pena!) Ah! giá per lui
fra gli amorosi affanni
dunque vive Erissena?
Erissena.  Io?
Timagene.  Sí.
Erissena.  T’inganni.
     Chi vive amante, sai che delira;
spesso si lagna, sempre sospira,
né d’altro parla che di morir.
     Io non mi affanno, non mi querelo;
giammai tiranno non chiamo il cielo:
dunque il mio core d’amor non pena,
o pur l’amore non è martir.
(parte coi due prigionieri indiani, accompagnata dal séguito di Timagene)