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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/312

306 iv - ezio


E chi l’uccise? Ah! l’omicida ingiusto
fu l’invidia d’Augusto. Ecco in qual guisa
premia un tiranno. Or che fará di noi
chi tanto merto opprime? Ah! vendicate,
romani, il vostro eroe. La gloria antica
rammentatevi omai: da un giogo indegno
liberate la patria, e difendete
dai vicini perigli
l’onor, la vita, le consorti e i figli. (in atto di partire)
Varo. Massimo, ferma! E qual desio ribelle,
qual furor ti consiglia?
Massimo. Varo, t’accheta, o al mio pensier t’appiglia.
Chi vuol salva la patria,
stringa il ferro e mi segua. (tutti snudan la spada)
     (accennando il Campidoglio) Ecco il sentiero,
onde avrá libertá Roma e l’impero.
(parte, seguito da tutti, verso il Campidoglio)
Varo. Che indegno! Egli la morte
d’un innocente affretta,
e poi Roma solleva alla vendetta.
Va’ pur: forse il disegno
a chi lo meditò sará funesto:
va’, traditor... Ma qual tumulto è questo?
 (s’ode brevissimo strepito di trombe e timpani)
          Giá risonar d’intorno
     al Campidoglio io sento
     di cento voci e cento
     lo strepito guerrier.
          Che fo? Si vada, e sia
     stimolo all’alma mia
     il debito d’amico,
     di suddito il dover. (parte)