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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/274

268 iv - ezio


applaudito da te..., come avria core?...
È ben ver che l’amore,
l’ambizion, la gelosia, la lode
contaminan talor d’altrui la fede.
Ezio amato si vede,
è pien d’una vittoria,
arbitro è delle schiere...
e potrebbe scordarsi il suo dovere.
Fulvia. Tu lo conosci, ed in tal guisa, o padre,
parli di lui?
Massimo.  Son d’Ezio amico, è vero,
ma suddito d’Augusto.
Valentiniano.  E Fulvia tanto
difende un traditore? Ah! che il sospetto
del geloso mio cor vero diviene.
Massimo. Credi Fulvia capace
d’altro amor che del tuo? T’inganni. In lei
è pietá la difesa, e non amore.
La minaccia, l’orrore
di castigo e di morte
la fanno impietosir. Del sesso imbelle
la natia debolezza ancor non sai?

SCENA III

Varo e detti.

Varo. Cesare, invano il traditor cercai.
Valentiniano.  Ma dove si celò?
Varo. La nostra cura
non potè rinvenirlo.
Valentiniano.  E deggio in questa
incertezza restar? Di chi fidarmi?
di chi temer? Stato peggior del mio
vedeste mai?