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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/27


atto primo 21

SCENA XIV

Tempio di Nettuno con simulacro del medesimo.

Enea ed Osmida

.

Osmida. Come! Da’labbri tuoi
Dido saprá che abbandonar la vuoi?
Ah! taci per pietá,
e risparmia al suo cor questo tormento.
Enea. Il dirlo è crudeltá,
ma sarebbe il tacerlo un tradimento.
Osmida. Benché costante, io spero
che al pianto suo tu cangerai pensiero.
Enea. Può togliermi di vita,
ma non può il mio dolore
far ch’io manchi alla patria e al genitore.
Osmida. Oh generosi detti!
Vincere i propri affetti
avanza ogni altra gloria.
Enea. Quanto costa però questa vittoria!

SCENA XV

Iarba, Araspe e detti.

Iarba. Ecco il rival, né seco
è alcun de’ suoi seguaci... (piano ad Araspe)
Araspe. Ah! pensa che tu sei... (piano a Iarba)
Iarba. (come sopra)  Seguimi e taci.
Cosi gli oltraggi miei... (nel voler ferire Enea, trattenuto
da Araspe, gli cade il pugnale, ed Araspe lo raccoglie)
Araspe. (a Iarba)  Férmati!
Iarba. (ad Araspe)  Indegno!
Al nemico in aiuto?
Enea. Che tenti, anima rea? (ad Araspe, vedendogli il pugnale)
Osmida.  (Tutto è perduto