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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/260

254 iv - ezio


curiosa io credei. Sembrano queste
sí minute richieste
d’amante piú che di sovrana.
Onoria.  È troppa
questa del nostro sesso
misera servitú. Due volte appena
s’ode da’ labbri nostri
un nome replicar, che siamo amanti.
Parlano tanti e tanti
del suo valor, delle sue gesta, e vanno
d’Ezio incontro al ritorno: Onoria sola
nel soggiorno è rimasta,
non v’accòrse, noi vide; e pur non basta.
Varo. Un soverchio ritegno
anche d’amore è segno.
Onoria.  Alla tua fede
al tuo lungo servir tollero, o Varo,
di parlarmi cosí. Ma la distanza,
ch’è dal suo grado al mio, teco dovrebbe
difendermi abbastanza.
Varo.  Ognuno ammira
d’Ezio il valor; Roma l’adora; il mondo
pieno è del nome suo; fino i nemici
ne parlan con rispetto:
ingiustizia saria negargli affetto.
Onoria. Giacché tanto ti mostri
ad Ezio amico, il suo poter non devi
esagerar cosí. Cesare è troppo
d’indole sospettosa.
Vantandolo al germano, uffízio grato
all’amico non rendi.
Chi sa? Potrebbe un dí... Varo, m’intendi.
Varo. Io, che son d’Ezio amico,
piú cauto parlerò; ma tu, se l’ami,
mostrati, o principessa,
meno ingegnosa in tormentar te stessa.