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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/252

246 iv - ezio


Ezio.  Cesare, io veggo
i semi in lei delle future imprese:
giá s’avvezza a regnar. Sudditi i mari
temeranno i suoi cenni. Argine all’ire
sará de’regi; e porterá felice,
con mille vele e mille aperte al vento,
ai tiranni dell’Asia alto spavento.
Valentiniano.  Gli augúri fortunati
secondi il ciel. Fra queste braccia intanto
 (scende dal trono)
tu, del cadente impero e mio sostegno,
prendi d’amore un pegno. A te non posso
offrir che i doni tuoi. Serbami, amico
quei doni istessi; e sappi
che, fra gli acquisti miei,
il piú nobile acquisto, Ezio, tu sei.
          Se tu la reggi al volo
     su la tarpea pendice,
     l’aquila vincitrice
     sempre tornar vedrò.
          Breve sará per lei
     tutto il cammin del sole;
     e allora i regni miei
     col ciel dividerò. (parte con Varo e pretoriani)

SCENA III

Ezio, Massimo e poi Fulvia con paggi ed alcuni schiavi.

Massimo. Ezio, donasti assai
alla gloria e al dover: qualche momento
concedi all’amistá. Lascia ch’io stringa
quella man vincitrice. (Massimo prende per mano Ezio)
Ezio.  Io godo, amico,
nel rivederti, e caro